lunedì 23 settembre 2013

I fattori di vittoria della malapolitica e la possibilità di neutralizzarli


Mi sono chiesto spesso perché la politica sia, per antonomasia, il luogo degli accordi sotto banco e delle pacche "traditrici" sulle spalle, e non invece il semplice consesso deputato alla discussione e alla risoluzione dei problemi quotidiani che ci affliggono. Se, da un lato, l'esperienza della politica "dal basso" (comitati, associazioni, movimenti ecc.) può vantare comunque un attivismo civico fatto di energie positive e passione, dall'altro lato la politica "alta" produce spesso prebende e favoritismi che possono sfociare nell'illecito penale. Il danno per la comunità è enorme: basta guardarsi intorno, nel nostro Sud Italia, per capire quali conseguenze nefaste possa produrre la malapolitica. 

Qual è il principale ostacolo che consente alla malapolitica di nascere, crescere e distruggere? Innanzitutto, la mancanza di trasparenza. Su ogni attività di pubblico interesse vi deve essere la possibilità, per i cittadini, di poter controllare e valutare in autonomia tutto ciò che concerne la cosa pubblica. Faccio un esempio: sulla gestione di un'opera pubblica (o di pubblica utilità) oppure sull'attività di un uomo politico, le persone devono essere in grado di poter accedere al monitoraggio delle condizioni di sicurezza dell'opera o al lavoro svolto nelle sedi istituzionali dall'uomo politico; ciò vuol dire assicurare il libero accesso alle informazioni. Ovviamente non è sufficiente che i dati siani pubblici, ma bisogna che siano anche facilmente raggiungibili. 

Altro fattore di sviluppo della malapolitica è la mancanza di partecipazione, spesso voluta dai partiti politici che così tendono ad escludere la gran massa dei cittadini. Se manca la partecipazione, è fisiologico che pochi si sentiranno in diritto di formare gruppi ristretti con un potere sempre più grande, fino a diventare una sorta di società a sé stante. 

C'è infine la questione più importante, che per me rimane cruciale. Le persone devono credere nelle loro possibilità e capacità di poter incidere sull'ordine delle cose. Se esistono persone appassionate alla politica, che sognano di cambiare ciò che non riescono più a sopportare, possono (e devono) farlo. Le persone devono anzitutto vedere un interesse proprio, personale, nel cambiamento collettivo: è l'unico modo per evitare che coloro i quali sono stati al potere dal dopoguerra in poi, possano continuare a comandare. Non bisogna farsi scoraggiare da chi è in grado di saper piegare la dialettica e la morale ai propri fini, servendosene come strumento per costruirsi il consenso e piegare ogni opposizione. Se si ha la passione, bisogna saper battere il nemico, e batterlo anche sul suo stesso campo, se è il caso. Ma non bisogna mai arrendersi.

martedì 10 settembre 2013

Bagnoli, la giornata di passione del ministro Orlando


Arrivo verso le 18 nei pressi del circolo Ilva di Bagnoli, a Napoli, dove il ministro dell'ambiente Orlando è atteso alla kermesse organizzata dal Partito Democratico. Fuori all'ingresso c'è il solito sbarramento di forze dell'ordine che impedisce ai manifestanti del comitato "Bonifichiamo Bagnoli" di avvicinarsi all'incontro. Il ministro si presenta con mezz'ora di ritardo e subito viene circondato dai lavoratori dei consorzi di bacino e da alcuni esponenti dei comitati contro l'inceneritore di Giugliano. Si mescolano, così, il dramma lavoro che vede la Campania al terzo posto in Italia per tasso di disoccupazione, e il dramma ambientale di chi subisce gli avvelenamenti quotidiani della cosiddetta Terra dei Fuochi.

Il ministro Orlando risponde alle critiche dapprima sollevando dubbi sul piano regionale dei rifiuti perché sovrastimato nell'impiantistica prevista (sono tre gli inceneritori da costruire oltre quello di Acerra) e dicendosi poi "aperto a nuove alternative all'incenerimento", ma aggiunge anche che il piano "va attuato perché ha forza di legge". Un parere già espresso dal ministro in commissione Ambiente del Senato nel giugno scorso. Per cui, l'impianto di Giugliano si farà, ovviamente con gli incentivi Cip 6 prorogati perotto anni dal Decreto del Fare.


La carica della polizia


Uno dei manifestanti feriti. Fonte: Facebook
All'esterno dei cancelli, frattanto, i manifestanti chiedono ai dirigenti di polizia di consentire l'accesso di una delegazione di quattro persone. I dirigenti glissano, prendono tempo e la tensione comincia a crescere. Verso le 19 e 30, si accende di colpo la miccia tra i due schieramenti e partono le prime manganellate. E' il parapiglia generale. Seguono attimi di scontri corpo a corpo da cui escono feriti quattro manifestanti e due poliziotti. Terminati gli scontri, la polizia acconsente finalmente l'accesso della delegazione. Provo ad entrare anch'io insieme ad altre due persone, ci avviciniamo e chiediamo semplicemente di poter partecipare alla conferenza come cittadini. Mi aspetto un netto rifiuto, e invece il dirigente ci fa entrare. "Bastava così poco" penso un po' basito. Entro, il palco è sistemato a pochi metri dal mare, all'orizzonte si stagliano Nisida e il golfo di Pozzuoli. L'europarlamentare Cozzolino sta "arringando" il sonnolente auditorio dei democratici, la sua orazione spazia dal futuro di Bagnoli all'imminente congresso del PD. Al termine del discorso una sensazione di vuoto mi pervade. Ripenso allo scandalo dei cinesi arruolati per votare alle primarie del 2011 in cui fu coinvolto lo stesso Cozzolino, cosa che impedì agli uomini vicini a Bassolino di poter tornare alla ribalta, aprendo all'ascesa di Luigi de Magistris.

Il ministro arriva dopo aver promesso ai manifestanti l'apertura di un tavolo tecnico indipendente sull'inceneritore a Giugliano. Orlando ribadisce di aver sbloccato 35 milioni di euro per la bonifica dei laghetti di Castelvolturno utilizzati come sversatoi di rifiuti tossici dalla camorra e di aver dato il via alla mappatura delle discariche abusive. Poi però più nulla: il resto del discorso sarà incentrato sull'organizzazione del congresso nazionale e sulle strategie interne del partito, dove il ministro non mancherà di rimarcare la differenza del PD da "coloro che salgono sul tetto del Parlamento" e da "coloro che si sono legati al destino giuridico di una persona".


Alle 21 termina la kermesse democratica. Orlando si appresta ad uscire ma viene nuovamente circondato dai lavoratori del consorzio di bacino, ormai senza stipendio da undici mesi: i lavoratori chiedono al ministro un impegno politico che superi il silenzio della Regione e permetta loro di essere riassorbiti in una nuova società di bonifiche, la Campania Ambiente, prima della scadenza della mobilità, prevista per il 15 settembre, evitando che le operazioni di bonifica possano finire nelle mani di società private. Il ministro va via in auto blu dopo l'impegno a farsi carico della faccenda, sfrecciando tra le strade buie e desolate del quartiere. Fuori non ci sono più né manifestanti né polizia, solo il silenzio del litorale e gli scheletri dell'ex Italsider. 

martedì 3 settembre 2013

La riqualificazione del centro storico di Napoli, tra ritardi e inefficienze


La riqualificazione del centro storico di Napoli, dichiarato nel 1995 patrimonio dell'UNESCO, fa parte dei diciannove Grandi Progetti che la Regione Campania deve attuare entro la fine del 2013 mediante l'utilizzo dei fondi europei POR-FESR 2007/2013. Al capoluogo spettano 100 milioni di euro per l'avvio delle operazioni di recupero dei beni monumentali e della riqualificazione di piazze e strade (indicati in questo link), opere da cantierizzare quanto prima per cominciare a sottrarre spazio al degrado dilagante in cui versa il patrimonio artistico. In un'intervista all'Espresso, l'arch. Giancarlo Ferulano, membro della Cabina di regia preposta agli interventi, ha affermato che i bandi di gara dovrebbero iniziare entro questo mese. Speriamo...

La storia dei finanziamenti europei al patrimonio culturale partenopeo inizia nel 2009 con l'approvazione del PIU (Programma Integrato Urbano) cittadino che prevedeva investimenti pari a 240 milioni di euro per riqualificare il centro storico. Tuttavia, nel 2011, la Regione Campania decide di riprogrammare i fondi europei e individua nuove aree di intervento battezzandole "Grandi Progetti". Ciò provoca la riduzione del finanziamento per il centro storico agli attuali 100 milioni.

Su questo sito gestito dalla Regione, vengono brevemente illustrate le caratteristiche di ogni singolo "grande progetto" e viene allegata la relativa cartografia degli interventi. Il richiamo al principio di trasparenza è però contraddetto dalla estrema "scarsità" delle informazione fornite al pubblico: negli elenchi mancano i progetti in dettaglio, le delibere, l'iter amministrativo, il cronoprogramma ecc.; bisognerebbe poi capire quali sono i criteri che hanno determinato le preferenze per un sito e non per un altro. E' il caso dei 65 milioni di euro stanziati per il "Risanamento ambientale e valorizzazione dei Campi Flegrei" o degli 80 milioni di euro previsti per "la riqualificazione delle coste e delle aree interne del litorale domizio". Quale risultato si vuole ottenere quando, per realizzare concretamente la bonifica del litorale flegreo-domizio, occorrono svariati miliardi di euro e non poche decine di milioni? E cosa pensare dei 173 milioni di euro collocati per il completamento della linea 6 del metrò di Napoli, un' opera del tutto inutile che lo scorso 4 marzo poteva provocare una strage alla Riviera di Chiaia, che dai 390 milioni di euro iniziali è lievitata a 750 milioni di euro.

San Carlo alle Mortelle [fonte: Facebook]
Per quanto riguarda il grande progetto di riqualificazione del centro storico, non sono chiari i criteri sulla base dei quali sono state individuate determinate aree di intervento e ne sono state invece abbandonate delle altre, anche più urgenti. A Napoli, invece, tutto diviene emergenza, e quindi le logiche favoriscono chi ha le giuste "entrature" per farsi finanziare il palazzo o il santuario di proprietà. Alla liste delle cose da fare d'urgenza, manca, ad esempio, la seicentesca chiesa di San Carlo alle Montelle, chiusa da quattro anni dopo la comparsa di una grossa voragine nel pavimento, oggi la troviamo esposta all'abbandono più totale e al pericolo di crollo; manca la basilica di Santa Maria della Pazienza, da più di un anno alle prese con le infiltrazioni d'acqua che hanno danneggiato gravemente il soffitto e hanno costretto il parroco, padre Buffardi, a transennare l'area con le panche riservate ai fedeli (il Comune, proprietario del complesso, risponde di non avere i soldi per le riparazioni); c'è lo storico ponte di Chiaia, danneggiato dai vicini cantieri della metropolitana.
La funzione dei fondi europei, infatti, dovrebbe essere quello di favorire la soluzione di situazioni emergenziali, e quindi la precedenza spetterebbe ai complessi monumentali più fatiscenti.

Infiltrazioni alla chiesa di Santa Maria della Pazienza [fonte: unita.it]
Insomma, l'elenco delle emergenze non finisce certo qui: secondo stime attendibili, sono ben duecento i beni architettonici da riqualificare. Gli attuali 100 milioni di euro sono sufficienti per un numero di chiese pari a quindici, meglio di niente, ma si tratterà soltanto di una goccia nel mare che rischia di disperdersi se non verrà attivato subito dopo il ciclo di manutenzione ordinaria. Senza contare che se i bandi non partiranno entro la fine dell'anno,
il denaro ritornerà di nuovo nelle casse di Bruxelles.

domenica 1 settembre 2013

Schiavone torna a parlare: la sua verità nell'audizione del 7 ottobre 1997

 

Il pentito Carmine Schiavone è tornato a parlare alla stampa, stavolta davanti alle telecamere del Fatto Quotidiano. Nei sei minuti di intervista, Schiavone ripercorre la storia degli sversamenti di rifiuti tossici e radioattivi e indica anche alcuni dei luoghi in cui questi sono stati sversati: la superstrada che da Pozzuoli arriva a Villa Literno, i laghetti di Castelvolturno, il campo sportivo di Casal di Principe. Afferma anche di aver avvisato nel '97 i membri della Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti dell'immediata necessità di bonifica di quelle aree, e di essersi sentito rispondere dagli stessi che non ci sono i soldi (mentre ce ne sono per gli F35, per la TaV ecc., ma vabbè).

Scorrendo i dati della Camera dei Deputati, risulta che l'audizione in cui venne ascoltato Carmine Schiavone sembra essere quella del 7 ottobre 1997, ma accedere al resoconto stenografico è impossibile perché le dichiarazioni sono state completamente secretate. Una soluzione, come riporta questo pezzo su Blogeko.it a firma di Maria Ferdinanda Piva, può essere ricavata all'Allegato B dalla relazione finale della commissione del 2001, in cui si legge che è possibile rendere pubbliche le audizioni sottoposte a segreto nel caso in cui non sussistano altri vincoli (es. segreto istruttorio). A distanza di quasi vent'anni riesce difficile credere che vi siano ulteriori motivi (oltre a quello di mantenere il silenzio) che impediscano la diffusione di quelle deposizioni.

venerdì 30 agosto 2013

Giugliano, la finanziaria 2008 nega i Cip 6 al futuro inceneritore

Riprendo questo post della settimana scorsa da me pubblicato sul vecchio blog FreeCampania, relativo alla imminente costruzione dell'inceneritore a Giugliano.
Dopo anni di discussioni, si è deciso che l'inceneritore a Giugliano si farà: il bando di gara, a firma del commissario straordinario Carotenuto, è stato pubblicato e si procederà come stabilito dalla legge 123 del 2008 e dal piano regionale dei rifiuti che prevedono nuovi impianti di incenerimento oltre a quello già attivo ad Acerra. Inutili le proteste di comitati e associazioni.
La storia si è ripetuta ancora una volta, il mese di agosto ha regalato l'ennesima sorpresa sul fronte della crisi rifiuti in Campania. La sorpresa si chiama "inceneritore" e verrà costruito a Giugliano per smaltire le 7 milioni di tonnellate di "eco" balle accatastate in gran parte a Taverna del Re.
Con la pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta ufficiale, è partito l'iter burocratico: i costi dell'appalto si aggirano intorno ai 450 milioni di euro e l'impianto sarà ultimato nel giro di 3 anni. In base al cronoprogramma, i cantieri apriranno entro dicembre. 
Due mesi fa, il Ministro dell'Ambiente Orlando prometteva ai cittadini campani che il Governo sarebbe intervenuto per bloccare la piaga dei roghi tossici e, contemporaneamente, per avviare le procedure di bonifica del territorio. L'avvio dell'inceneritore non può che essere vissuto come una beffa dagli abitanti di Giugliano e diventano inevitabili le proteste degli abitanti: su Facebook è già comparsa la pagina ufficiale, eloquente il titolo: "NO TAVerna del Re. Io blocco". I presupposti per un autunno caldo sul fronte delle lotte ambientali ci sono tutti.
Giugliano conta oltre 100mila anime, nel suo circondario sono disseminate 45 discariche abusive (tra cui la famigerata "Resit") e i roghi tossici, così come in tutto l'hinterland napoletano, continuano a funestare l'esistenza di migliaia di famiglie costrette a rimanere chiuse in casa. L'incidenza di patologie tumorali tra la popolazione è arrivata a livelli talmente alti che la Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti della scorsa legislatura ha definito la situazione di devastazione ambientale campana "paragonabile alla peste del Seicento".
La scelta di costruire un inceneritore che bruci le (poco eco) balle di Taverna del Re appare quindidiscutibile sia sul piano ambientale che su quello economico
Dal punto di vista economico, la scelta dei tempi non è casuale: il bando di gara arriva a pochi giorni dall'approvazione della legge di riconversione del Decreto del Fare, ovvero l'accozzaglia di norme emanate dal governo Letta, che interviene nei settori più disparati della vita italiana. Si sa, quanto più le leggi sono confusionarie e incomprensibili, tanto più diventa semplice infilare con emendamenti e ordini del giorno "ad hoc" paroline che cambiano magicamente il senso delle disposizioni. E infatti, il 18 luglio scorso, un emendamento del Governo (n. 5.90) all'art. 5 comma 5 (Disposizioni per la riduzione dei prezzi dell’energia elettrica ed estensione della c.d. Robin Hood Tax) del Dl Fare approvato dalle Commissioni riunite della Camera ha stravolto il senso originario della disposizione. Il testo dell'articolo, a sua volta modificato dal Senato, è il seguente:
  5. In deroga ai commi 3 e 4, per gli impianti di termovalorizzazione di rifiuti in esercizio da non più di otto anni alla data di entrata in vigore del presente decreto e che sono stati ammessi al regime di cui al provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi n. 6/1992, fino al completamento del quarto anno di esercizio dalla data di entrata in vigore del presente decreto il valore di cui al comma 1 è determinato sulla base del paniere di riferimento di cui alla legge 23 luglio 2009, n. 99, in cui il peso dei prodotti petroliferi è pari al 60 per cento. Per gli anni successivi di esercizio, si applica il metodo di aggiornamento di cui al comma 4. Per gli impianti situati in zone di emergenza relativa alla gestione del ciclo dei rifiuti il valore di cui al comma 1 è determinato sulla base del paniere di riferimento in cui il peso dei prodotti petroliferi è pari al 60 per cento fino al completamento dell'ottavo anno di esercizio dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Il Governo Letta, con il comma 5, stabilisce così che gli inceneritori di più recente costruzione e quelli situati in zone di emergenza rifiuti (ovvero Lazio, Campania, Calabria e Sicilia) continueranno a godere degli incentivi statali Cip 6 agevolati rispetto a quanto previsto dai commi 3 e 4, i quali stabiliscono invece che il nuovo metodo di calcolo basato sul CEC (costo evitato del combustibile) debba avere come parametro di riferimento i mercati spot del gas (più economico) e non quelli del petrolio (più oneroso) come è stato fino ad oggi.
A rigor di legge, anche l'inceneritore di Giugliano dovrebbe beneficiare del Cip 6. Tuttavia, l'articolo l’articolo 2 comma 137 della legge 244/2007 (Finanziaria 2008stabilisce che gli inceneritori, per poter godere degli incentivi Cip 6, devono bruciare una "certa quantità" di rifiuto organico. Le balle che oggi sono presenti a Taverna del Re e nei vari siti di stoccaggio della Campania non possono più contenere rifiuto organico a causa degli anni trascorsi dalla loro produzione negli impianti ex CDR; tutt'al più contengono "FOS", ovvero frazione organica stabilizzata, che il Consiglio di Stato ha classificato come "rifiuto speciale" nella sentenza n. 5566/2012 e che non può essere considerato rifiuto organico ma può essere utilizzato per le bonifiche.
La disposizione della Finanziaria 2008 si sarebbe dovuta applicare anche all'inceneritore di Acerra, se l'ex premier Prodi non fosse intervenuto a fine legislatura con due ordinanze in cui concedeva il Cip 6 ad Acerra e stabiliva che vi si sarebbe potuto bruciare rifiuti "tal quale" (disposizione poi confermata e riformulata con la legge 123/2008 del governo Berlusconi). Quindi potrebbe profilarsi all'orizzonte un nuovo "blitz" normativo per modificare la legge, poiché un inceneritore senza sovvenzionamenti statali non risulta conveniente alle aziende energetiche.
Se dal punto di vista economico l'inceneritore a Giugliano non sembra vantaggioso (tranne per le lobby inceneritoriste), dal punto di vista ambientale la scelta appare scellerata a dir poco. Anzitutto, come si evince dalle inchieste giudiziarie che hanno coinvolto l'Impregilo, il termodistruttore di Giugliano andrebbe a bruciare milioni di balle non a norma e quasi certamente rifiuti tossici imballati illecitamente.
Aggiungere un fuoco "a norma di legge" nella Terra dei Fuochi illegali non può rappresentare l'oggetto di scambio per risolvere il problema: lo Stato deve tutelare a prescindere la salute di milioni di persone. 
Infine, c'è la questione sociale: di fronte ad una popolazione falcidiata dai tumori, e dopo le promesse (mancate) della politica nazionale, spendere centinaia di milioni di fondi pubblici per la costruzione dell'inceneritore e per gli incentivi Cip 6, invece di utilizzare gli stessi soldi per le bonifiche e per i piani di monitoraggio dei roghi tossici, costituisce un affronto che difficilmente i cittadini potranno digerire.
Si è ancora in tempo per ripensarci.

Ps. Una settimana fa è andato a fuoco il deposito di ecoballe di Benevento che ha fatto scattare l'allarme per gli abitati circostanti. Forse qualcuno crede ancora alle coincidenze?

giovedì 29 agosto 2013

Crollo alla Riviera, il Comune scarica sugli abitanti i costi delle riparazioni


Questa in alto è l'ordinanza che il Comune ha inviato all'amministratore del condominio n. 5 di vico Antonio Serra, vicino all'edificio crollato sei mesi fa alla Riviera di Chiaia. L'ordinanza impone ai condomini di effettuare a proprio carico le opere di messa in sicurezza e di farsi rilasciare dai propri consulenti tecnici un certificato di cessato pericolo, sollevando l'Amministrazione Comunale da ogni responsabilità nei confronti dei terzi per quanto intimato dalla presente ordinanza. Ordinanze analoghe sono state emesse per tutti gli altri civici confinanti con l'area interessata dall'incidente del 4 marzo. 

Con quest'atto, sottoscritto dal dirigente della sicurezza abitativa Spagnuolo e dal sindaco de Magistris, il Comune ha di fatto scaricato sugli abitanti della Riviera i costi delle riparazioni e le responsabilità per qualsiasi ulteriore danno possa verificarsi. Lo stesso Comune che prometteva alle medesime persone, quando si trovavano sfollate negli alberghi, che non vi sarebbero state ripercussioni a loro carico (le registrazioni audio degli incontri tra gli sfollati, de Magistris e il vicesindaco Sodano sono disponibili qui: File 1 / File 2) adesso cambia opinione, provocando l'inevitabile rabbia dei cittadini. 

L'edificio danneggiato dai lavori della Linea 6
La mossa dell'Amministrazione arriva nel momento in cui potrebbe arrivare la conclusione delle indagini preliminari della Procura, che tiene ancora sotto sequestro il cantiere della stazione "Arco Mirelli" del metrò - linea 6, dove il 4 marzo scorso ha avuto luogo l'incidente che ha provocato il crollo di palazzo Guevara. Una vicenda questa, per chi l'ha seguita da vicino, che è emblematica del modo di ragionare di chi in Italia ha la responsabilità dell'incolumità pubblica. Anzitutto, le relazioni scientifiche che hanno consentito alla maggior parte degli abitanti di rientrare nelle loro abitazioni, sono state scritte dagli ingegneri dell'Ansaldo Sts (la ditta appaltatrice dell'opera) e del Comune, cioè dalle stesse persone che potrebbero essere potenzialmente indagate dalla magistratura per il reato di disastro colposo (si parla di quasi trenta avvisi di garanzia). Inoltre, tali relazioni si fondano su sopralluoghi effettuati dai periti del Comitato Scientifico, che sono avvenuti "de visu", ossia mediante controlli visivi ("a uocchie", si dice a Napoli) e senza nessuna verbalizzazione di quanto riportato. Su 400 sfollati iniziali, un centinaio continua a rimanere negli alberghi o presso amici e parenti, in particolare i residenti dei civici 66, 72 (il palazzo crollato) e 81. 

L'unica relazione "sicura", per così dire, sembrerebbe quella illustrata dagli austriaci della ditta Texplor, chiamati dall'Ansaldo per controllare la tenuta dei suoli dopo l'incidente: nella perizia pubblicata dal Mattino, si legge:

"A nostro giudizio, il dilavamento, che ha raggiunto un angolo del palazzo di sinistra, potrebbe creare una situazione di pericolo a causa di tutti i lavori pesanti che sono in corso. Vi chiediamo di considerare questa come una situazione molto grave: di prendere precauzioni immediate sui lavori pesanti e di prendere in considerazione un lavoro di fortificazione del suolo prima di tutto". 

Ricordiamo che la linea 6 dovrebbe congiungere la stazione di Mostra con quella di piazza Municipio, mentre è prevista la costruzione di un altro troncone da 141 milioni di euro per il progetto del deposito-officina a via Campegna, nell'ex Arsenale militare. Attualmente il costo dell'opera si aggira intorno ai 750 milioni di euro, quasi il doppio rispetto ai 390 milioni preventivati ad apertura lavori. Inoltre, una delibera comunale del 2009 prevede il prolungamento fino a Bagnoli presso l'attuale Porta del Parco. Costi preventivati? Nessuno lo sa. Ma visti i risultati, era meglio continuare ad usufruire della vecchia linea tranviaria superficiale.

martedì 27 agosto 2013

Claudio de Magistris rinuncia al Forum delle Culture, ma glielo impediva già la legge


Il paventato conferimento di un incarico retribuito per Claudio de Magistris, fratello del sindaco Luigi, presso il Forum delle Culture ha provocato non pochi tumulti nell'ambiente politico napoletano (un ambiente non certamente abitato da stinchi di santo). Il primo cittadino aveva addotto, come motivazione della sua scelta, il fatto che il fratello avesse perso il posto di lavoro nell'ufficio comunicazione dell'IDV, rendendogli di fatto impossibile la continuazione dell'esperienza al Comune come consulente a titolo gratuito. L'insistenza del sindaco, che a suo dire non avrebbe mai potuto rinunciare alle "indubbie competenze" del fratello in materia di eventi, ha fatto storcere il naso a molti e ha contribuito a deteriorare i suoi rapporti con le stesse forze politiche di maggioranza e con una parte considerevole della città. La querelle si è poi conclusa tre ore fa, quando sulla sua bacheca di facebook, Claudio de Magistris ha dichiarato la sua indisponibilità per l'incarico al Forum.

In realtà, la nomina non sarebbe potuta avvenire per due ragioni ben precise.

In primis, per opportunità politica: Claudio de Magistris è tuttora indagato dalla magistratura nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dell'America's Cup e una sua nomina in un posto delicato come quello dell'evento del Forum sarebbe stata quanto meno "sconsigliabile" (perfino il magistrato Raffaele Cantone, da sempre suo sostenitore, ha suggerito a de Magistris di fare un passo indietro)


Infine, per una questione eminentemente "legale": il DPR n. 168/2010, all'art. 8, commi 1 e 2, sancisce:

1. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o
dei servizi dell'ente  locale,  nonche'  degli  altri  organismi  che
espletano  funzioni  di  stazione  appaltante,  di  regolazione,   di
indirizzo e di controllo di  servizi  pubblici  locali,  non  possono
svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte
dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le
dette  funzioni  sono  state  svolte  nei  tre  anni  precedenti   il
conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi  pubblici
locali. Alle societa' quotate nei mercati regolamentati si applica la
disciplina definita dagli organismi di controllo competenti. 
  2. Il divieto di cui al comma  1  opera  anche  nei  confronti  del
coniuge, dei parenti  e  degli  affini  entro  il  quarto  grado  dei
soggetti indicati allo stesso comma, nonche' nei confronti di  coloro
che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente,  a  qualsiasi
titolo attivita' di consulenza o collaborazione in favore degli  enti
locali o dei soggetti che hanno affidato  la  gestione  del  servizio
pubblico locale. 
E infatti è arrivato il dietrofront. Le motivazioni ufficiali? Di certo, non queste qui qua sopra.

Ps. ringrazio Nando Pennone per la segnalazione.